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A casa di Alessandro e Luana

Una giornata uggiosa d’autunno, un caffè caldo offerto dai proprietari e servito sulla grande penisola, attorno alla quale nasce una conversazione sul progetto. È così che ha preso forma il nostro incontro a Milano con Gianluigi e Raffaella dello studio Archibedi, che ci hanno raccontato il lavoro sviluppato in collaborazione con Cova.

 

Un progetto che nasce dal gioco tra verticalità e orizzontalità.

La cucina si inserisce in una nuova costruzione ed è concepita come elemento architettonico, costruita sul dialogo tra due volumi principali: la parete di colonne a tutta altezza sul fondo e la penisola centrale a pianta irregolare, fulcro monolitico dello spazio.

I materiali hanno un ruolo centrale nella composizione: il grigio materico delle colonne con frontali in ceramica Laminam Pietra grey arretra visivamente creando profondità, il bianco venato del Laminam Diamond cristallo gold lucido di top, alzata e penisola cattura la luce e ne sottolinea il ruolo protagonista, mentre i dettagli scuri e riflettenti delle ante in vetro temperato custom con rete di rame applicata su pannello unificano la composizione.

L’equilibrio visivo nasce dal gioco tra verticalità e orizzontalità. Le colonne scandiscono lo spazio in altezza, mentre la lunga mensola sospesa in finitura  e lo svuotamento della penisola introducono linee orizzontali che guidano lo sguardo e alleggeriscono l’insieme. Nonostante la presenza di volumi visivamente importanti, l’insieme risulta armonioso e controllato grazie ai precisi allineamenti compositivi, agli elettrodomestici AEG e Liebherr integrati e alle gole verticali in pannello col.07 lino antracite come il corpo del mobile e orizzontali con gola solo superiore in prisma ceramica e maniglie LN integrate nell’anta per mantenere le superfici pulite e prive di elementi di disturbo.

Ma chiediamo ai diretti interessati di raccontarci il progetto e la loro filosofia.

C. Raccontateci di voi: quando è nato il vostro studio e di cosa vi occupate?
A. “Archibedi è costola Milanese dello Studio PEI Engineering romano. Il design e l’architettura d’interni sono in prevalenza il campo d’azione nel quale rigore formale e sperimentazione convivono generando nuova identità. “

C. Descriveteci il progetto. Quali sono i tre aggettivi che lo definiscono?
A. “Il tema progettuale era principalmente di ordine sociologico, dovendo coniugare la dinamica di una famiglia americana con quella Europea/Milanese. L’area operativa era rappresentata da recente costruzione posta nella strategica e caratteristica zona dei Navigli, alla quale donare la personalità del fruitore; così si è proceduto articolando spazi e creando volumi interconnessi ove i movimenti degli adulti, ragazzi e assistenze, potessero coesistere senza soluzione di continuità altresì isolarsi in microambienti dedicati. In sintesi: sociologico, coesistente, propulsivo.”

C. Quali sono i materiali utilizzati e i dettagli che fanno la differenza?
A. “Il punto focale di una abitazione americana è da sempre identificato nella cucina, attorno alla quale articolare le dinamiche operative. Per coniugarla alla cultura Europea si doveva occultarne l’identificabile impatto visivo, pertanto si è ricorsi a scandirne un abaco che per simmetrie verticali contro velocizzazioni orizzontali, cromatismi contrastanti, materiali lapidei destrutturati da inserti incoerenti quali vetro ramato, ne consentisse la rilevazione discreta della funzione.”

C. Come è nato il rapporto con Cova Cucine e come è stata di aiuto nella realizzazione?
A. “Per l’ottenimento di questo risultato avevamo necessità di ricorrere ad assistenza tecnica produttiva che si rendesse disponibile a navigare oltre la propria affermata esperienza. In questo è stata preziosa se non indispensabile Cova, azienda con la quale nel 2023 abbiamo condiviso la realizzazione del nuovo corpo dell’Hotel Byron di Forte dei Marmi, esperienza che per dimensione, complessità di esecuzione e tempi, ci ha permesso apprezzarne capacità ed organizzazione. La loro disponibilità a spaziare tra marmisti, fabbri, vetrai oltre la peculiare falegnameria, ci ha consentito di ottenere partiture al limite dei materiali, spigolature con giunti a 45°, selezionare texture e occultare apparecchiature tecnologiche, tutto atto al raggiungimento dell’obiettivo prefisso.”

C. Oltre alla cucina siete intervenuti anche negli altri ambienti della casa. Che esigenze avevano i clienti e quali sono state le soluzioni progettuali che avete adottato?
A. “La disposizione su due livelli con collegamento interno tramite una scala, se da un lato ha facilitato le destinazioni d’uso – riservando il livello superiore ai ragazzi ed ai servizi – il collegamento incombente nel soggiorno ne imponeva la sua liberazione. Tale risultato lo si è ottenuto con un gioco grafico che include nelle sue linee libreria, balaustra e illuminazione, il tutto inglobato in una quinta dalla finitura materica e dalla cromia sfacciata, con lo scopo di rappresentare il fondale di un teatro. Per i materiali si voleva restare nelle tradizioni americane, ove le abbondanti risorse di legname imperano nei loro classici ambienti, altresì l’europea interpretazione ci ha indotti a conferirne cromie non riconducibili alle essenze. Da qui l’uso di impiallacciature pre-composte colorate in assonanza con il trattamento delle tavole di parquet, delineando il verde quale linea guida contrapposto al suo complementare rosso delle finiture rame.”

Progettazione: Studio Archibedi

Produzione: Cova Cucine

Ph: Luca Argenton